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Categorie e codici dei rifiuti EER (ex CER): come identificarli e gestirli correttamente

Categorie e codici dei rifiuti EER (ex CER)

La corretta gestione dei rifiuti è una responsabilità fondamentale per aziende e professionisti che operano in settori produttivi, industriali e artigianali. Ogni rifiuto, per essere smaltito nel rispetto della normativa, deve essere identificato con un codice preciso che ne definisce la tipologia, l’origine e il potenziale impatto ambientale.

Nel corso degli anni, la classificazione dei rifiuti ha subito aggiornamenti normativi per garantire una maggiore tracciabilità e sicurezza nella gestione. Uno dei principali cambiamenti riguarda la denominazione ufficiale dei codici: se in passato si parlava di codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), oggi la normativa europea li identifica come codici EER (Elenco Europeo dei Rifiuti). Sebbene la terminologia sia cambiata, la struttura e l’attribuzione dei codici rimangono invariate.

Questo articolo fornirà una guida chiara ed esaustiva sulla classificazione dei rifiuti, spiegando nel dettaglio come individuare il codice EER corretto e come rispettare gli obblighi normativi per una gestione conforme ed efficiente.

Contenuti

CER o EER: qual è la terminologia corretta?

Negli anni passati, i rifiuti venivano catalogati utilizzando i cosiddetti codici CER, acronimo di Catalogo Europeo dei Rifiuti. Tuttavia, con l’adozione della Decisione 2000/532/CE, l’Unione Europea ha introdotto il termine Elenco Europeo dei Rifiuti (EER), che oggi rappresenta la denominazione ufficiale.

Nonostante questo aggiornamento, in Italia il termine CER continua a essere ampiamente utilizzato, sia nei documenti ufficiali che nel linguaggio comune degli operatori del settore. Questo perché il cambiamento riguarda solo la denominazione, mentre i codici numerici e le loro classificazioni sono rimasti identici.

In pratica, sebbene il riferimento corretto sia EER, l’uso del termine CER non comporta problemi dal punto di vista operativo, purché sia chiaro che entrambi si riferiscono al medesimo sistema di classificazione dei rifiuti.

Cos’è un codice EER e come funziona?

Il codice EER è un identificativo numerico a sei cifre, strutturato per fornire informazioni dettagliate sulla natura del rifiuto. Ogni codice è suddiviso in tre coppie di numeri, ciascuna con una funzione specifica:

  • Le prime due cifre indicano il settore di attività che ha generato il rifiuto. Per esempio, i rifiuti prodotti dall’industria chimica avranno una numerazione diversa rispetto a quelli derivanti dal settore tessile o dal comparto edilizio.
  • Le seconde due cifre specificano la sottocategoria del rifiuto all’interno di quel settore produttivo. Questo permette di differenziare, ad esempio, i fanghi di lavorazione dai solventi esausti o dagli scarti di verniciatura.
  • Le ultime due cifre definiscono in modo più dettagliato il tipo di rifiuto e ne precisano le caratteristiche.

Alcuni codici sono accompagnati da un asterisco (*), che segnala la pericolosità del rifiuto. Questa distinzione è fondamentale, poiché i rifiuti pericolosi devono essere gestiti con procedure specifiche e più restrittive rispetto a quelli non pericolosi.

Un esempio pratico di codice EER è 08 01 11*, che indica rifiuti contenenti solventi organici provenienti dai processi di rivestimento e verniciatura. In questo caso:

  • 08 → Categoria: Rifiuti di rivestimenti, adesivi, sigillanti e inchiostri
  • 01 → Sottocategoria: Rifiuti della verniciatura e rivestimenti
  • 11* → Specifica: Rifiuti contenenti solventi organici (pericolosi, indicato dall’asterisco)

Per garantire una corretta gestione dei rifiuti, è fondamentale assegnare il codice più specifico possibile, evitando classificazioni generiche che potrebbero comportare sanzioni o errori nella gestione e smaltimento.

L’assegnazione corretta del codice, infatti, è essenziale per determinare il trattamento del rifiuto, il suo trasporto e le modalità di smaltimento o recupero.

Categorie di rifiuti: come classificarli correttamente

I rifiuti si suddividono in diverse categorie, a seconda della loro origine e delle loro caratteristiche. Questa classificazione è cruciale per stabilire le modalità di gestione, i processi di smaltimento e gli eventuali obblighi burocratici per le aziende.

Rifiuti urbani e rifiuti speciali

Una delle principali distinzioni riguarda la separazione tra rifiuti urbani e rifiuti speciali. I rifiuti urbani sono quelli generati da abitazioni, uffici, scuole e attività commerciali, e vengono generalmente gestiti dai servizi pubblici di raccolta. Rientrano in questa categoria i rifiuti domestici, gli imballaggi e i rifiuti assimilabili agli urbani prodotti da piccole attività.

I rifiuti speciali, invece, sono quelli derivanti da processi industriali, artigianali, agricoli e sanitari. La loro gestione è a carico del produttore del rifiuto, che deve garantirne il corretto smaltimento attraverso operatori autorizzati.

Rifiuti pericolosi e non pericolosi

Un’altra distinzione fondamentale è quella tra rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.

I rifiuti pericolosi contengono sostanze che possono rappresentare un rischio per l’ambiente o per la salute umana. Questi rifiuti sono soggetti a rigide normative di stoccaggio, trasporto e smaltimento. Tra i più comuni troviamo solventi, vernici con metalli pesanti, batterie al piombo, oli esausti e rifiuti contenenti amianto.

I rifiuti non pericolosi, invece, non presentano caratteristiche di pericolosità e possono essere avviati a smaltimento o recupero con procedure meno stringenti. Tra questi rientrano scarti di carta, plastica, legno non trattato e materiali inerti derivanti da demolizioni edili.

Quali sono le categorie dell’Elenco Europeo dei Rifiuti?

Il Catalogo Europeo dei Rifiuti, oggi noto come Elenco Europeo dei Rifiuti (EER), organizza la classificazione dei rifiuti in 20 capitoli, ciascuno associato a una specifica attività produttiva o tipologia di materiale. Questa suddivisione consente di identificare in modo sistematico e uniforme i rifiuti in tutta l’Unione Europea, facilitandone la gestione, il trattamento e lo smaltimento in conformità con le normative ambientali.

Ecco le principali categorie del Catalogo Europeo dei Rifiuti:

  • 01. Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali
  • 02. Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti
  • 03. Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone
  • 04. Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce e dell’industria tessile
  • 05. Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone
  • 06. Rifiuti dei processi chimici inorganici
  • 07. Rifiuti dei processi chimici organici
  • 08. Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa
  • 09. Rifiuti dell’industria fotografica
  • 10. Rifiuti provenienti da processi termici
  • 11. Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa
  • 12. Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica
  • 13. Oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19)
  • 14. Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto (tranne le voci 07 e 08)
  • 15. Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti)
  • 16. Rifiuti non specificati altrimenti nell’elenco
  • 17. Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati)
  • 18. 1 Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate (tranne i rifiuti di cucina e di ristorazione che non derivino direttamente da trattamento terapeutico)
  • 19. Rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell’acqua e dalla sua preparazione per uso industriale
  • 20. Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali, industriali e istituzionali) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata.
 

Ogni capitolo rappresenta la prima coppia di cifre del codice EER e fornisce un’indicazione chiara sulla provenienza del rifiuto, rendendo più agevole l’attribuzione del codice corretto.

Questa classificazione permette alle aziende e agli enti pubblici di individuare in modo preciso la categoria di appartenenza dei rifiuti e di applicare le corrette procedure di gestione e smaltimento. 

Elenco Europeo dei Rifiuti – EER

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Obblighi normativi e corretta registrazione del codice EER

La gestione dei rifiuti è regolamentata dal D.Lgs. 152/2006, che stabilisce le responsabilità delle aziende in termini di classificazione, tracciabilità e smaltimento. Un aspetto fondamentale di questa normativa riguarda l’attribuzione e la registrazione del codice EER, che consente di identificare i rifiuti in modo univoco e garantirne la gestione conforme alla legge.

Per evitare errori e sanzioni, è essenziale comprendere dove registrare il codice EER, chi è responsabile della sua assegnazione e quali documenti ufficiali devono riportarlo. Di seguito, vediamo nel dettaglio i principali obblighi normativi legati all’identificazione e alla tracciabilità dei rifiuti.

Dove va registrato il codice EER?

Il codice EER deve essere correttamente registrato in documenti ufficiali per garantire la tracciabilità e la conformità normativa nella gestione dei rifiuti. La registrazione del codice EER è fondamentale per documentare la produzione, il trasporto, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, assicurando il rispetto delle disposizioni ambientali vigenti.

Ecco i principali documenti in cui il codice EER deve essere riportato:

  1. Registro di carico e scarico rifiuti: documento obbligatorio per le aziende che producono, trasportano o trattano rifiuti speciali. Qui deve essere riportato il codice EER assegnato a ogni tipologia di rifiuto generato o gestito, insieme a informazioni dettagliate come quantità, data di produzione o movimentazione e destinazione finale.
  2. Formulari di Identificazione Rifiuti (FIR): documento che accompagna il trasporto dei rifiuti dal luogo di produzione alla destinazione finale. Deve contenere il codice EER del rifiuto trasportato, insieme a informazioni su produttore, trasportatore e destinatario.
  3. MUD (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale): dichiarazione annuale obbligatoria per alcune categorie di produttori e gestori di rifiuti, che riporta il quantitativo di rifiuti prodotti, trasportati e smaltiti nell’anno precedente. Il codice EER deve essere incluso per ogni tipologia di rifiuto dichiarato.
  4. RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti): Con l’introduzione del RENTRI, la gestione dei rifiuti diventerà completamente digitale. Il codice EER deve essere registrato in modo elettronico, insieme ai dati relativi alla produzione, trasporto e trattamento del rifiuto. A partire dal 15 giugno 2025, nuove categorie di imprese – produttori di rifiuti pericolosi e non pericolosi con 10-50 dipendenti – saranno obbligate ad aderire al RENTRI e ad adottare modalità di gestione digitale per garantire maggiore trasparenza e controllo sui rifiuti prodotti.
  5. Documenti di omologa per il conferimento ai centri di trattamento: Prima di conferire un rifiuto a un impianto di recupero o smaltimento, è necessario compilare una scheda di omologa che riporti il codice EER, la descrizione del rifiuto e le sue caratteristiche chimico-fisiche. Questa documentazione consente all’impianto di valutare la corretta gestione del rifiuto in conformità alle autorizzazioni ambientali.

Chi assegna il codice EER?

L’attribuzione del codice EER è un’operazione fondamentale che deve essere effettuata con precisione e consapevolezza, in quanto determina il destino del rifiuto all’interno del ciclo di smaltimento o recupero.

La responsabilità principale dell’assegnazione del codice EER (Elenco Europeo dei Rifiuti) ricade sul produttore del rifiuto, ossia l’entità che genera il rifiuto durante la propria attività. Questo obbligo è sancito dal Decreto Legislativo 152/2006, che stabilisce che il produttore è il primo responsabile della corretta classificazione dei propri rifiuti.

Tuttavia, nella pratica, il produttore può avvalersi della collaborazione di consulenti ambientali o di aziende specializzate nella gestione dei rifiuti per garantire una corretta classificazione, soprattutto quando non dispone delle risorse interne necessarie.

Inoltre, gli operatori della raccolta e del trasporto hanno la responsabilità di garantire che il codice EER attribuito sia corretto e riportato nei documenti di accompagnamento, assicurando la tracciabilità e la conformità durante la movimentazione dei rifiuti.

Gli impianti di trattamento e smaltimento devono verificare la corretta attribuzione del codice EER e, se necessario, riassegnarlo in base alle specifiche lavorazioni effettuate sul rifiuto.

Per quanto riguarda i rifiuti urbani e assimilabili, la classificazione con il codice EER è effettuata dagli enti pubblici e dalle amministrazioni locali responsabili della gestione del servizio pubblico di raccolta dei rifiuti.

L’attribuzione errata di un codice può avere conseguenze rilevanti, sia dal punto di vista legale che economico. Un rifiuto classificato erroneamente potrebbe essere smaltito in modo non conforme, con il rischio di sanzioni amministrative o, nei casi più gravi, penali.

Per questo motivo, le aziende devono affidarsi a personale formato o a consulenti esperti per garantire la corretta applicazione della normativa e l’uso appropriato dei codici EER.

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