Le emissioni odorigene sono da tempo una fonte di disagio per cittadini e amministrazioni locali. Ma negli ultimi anni il tema è diventato centrale anche per le imprese, che si trovano a dover gestire sempre più frequentemente segnalazioni, prescrizioni autorizzative e richieste di intervento da parte degli enti di controllo.
Se fino a qualche anno fa gli odori erano considerati un tema “minore”, oggi la loro gestione è diventata una vera e propria questione ambientale e normativa. In questo scenario in evoluzione, è fondamentale conoscere cosa sono le emissioni odorigene, cosa prevede la legge, come si monitorano e – soprattutto – come affrontarle in modo tecnico, efficace e conforme.
In questo articolo ti accompagniamo passo passo attraverso definizioni, obblighi e tecnologie disponibili.
Contenuti
Cosa si intende per emissioni odorigene
Con il termine emissioni odorigene si fa riferimento a tutte quelle emissioni in atmosfera che contengono sostanze volatili in grado di generare una percezione olfattiva sgradevole o disturbante, pur non essendo necessariamente nocive per la salute.
La loro particolarità è che, a differenza delle classiche emissioni inquinanti, gli odori non si misurano solo con strumenti chimici, ma coinvolgono anche la soggettività della percezione umana. È per questo che si parla di “impatto odorigeno” e non semplicemente di concentrazioni.
Le fonti di emissione odorigena sono numerose, ma alcune attività sono notoriamente più impattanti di altre:
- Impianti di trattamento rifiuti (come compostaggi, digestori anaerobici, discariche)
- Impianti di depurazione delle acque reflue
- Aziende zootecniche e mangimifici
- Settore agroalimentare (lavorazione carni, formaggi, conserve)
- Industrie chimiche, petrolchimiche, farmaceutiche
In tutti questi casi, l’odore non è solo un fastidio per chi vive nelle vicinanze: è un vero e proprio elemento di criticità ambientale, che può incidere sulle autorizzazioni, sulla reputazione dell’azienda e sul rapporto con il territorio.
Perché le emissioni odorigene vanno gestite in modo tecnico e preventivo
Affrontare il tema delle emissioni odorigene non è più solo una questione di buonsenso o di rapporti con il vicinato: oggi è una vera e propria esigenza per le imprese che vogliono operare in modo stabile e senza intoppi.
Ignorare il problema può tradursi in segnalazioni continue, contenziosi con cittadini o enti locali e, nei casi più critici, anche in blocchi o rallentamenti dell’attività. Al contrario, una gestione attenta degli odori permette di prevenire l’introduzione di prescrizioni ambientali più severe in fase di autorizzazione o rinnovo, e aiuta l’azienda a mantenere un buon rapporto con il territorio. Questo è particolarmente importante per gli impianti che si trovano in aree urbane o periurbane, dove la sensibilità al tema è spesso molto elevata.
Il fastidio olfattivo è infatti uno dei motivi principali per cui i cittadini si attivano con segnalazioni verso ARPA o Comuni. E sempre più spesso gli enti di controllo richiedono piani di contenimento degli odori, studi di impatto odorigeno e sistemi di monitoraggio.
Gestire in anticipo queste situazioni permette di evitare soluzioni d’emergenza e di pianificare interventi strutturali più sostenibili.
Il quadro normativo: cosa dice la legge italiana sulle emissioni odorigene
Per molto tempo, la gestione delle emissioni odorigene in Italia ha vissuto in una sorta di zona grigia normativa. Mancava una disciplina chiara a livello nazionale, e le Regioni – spesso spinte dall’urgenza di rispondere a pressioni territoriali e richieste degli enti locali – hanno dovuto costruire strumenti propri, adottando regolamenti e linee guida eterogenee tra loro, sia nei metodi di valutazione che nei criteri autorizzativi.
Una prima svolta è arrivata nel 2018, quando il legislatore ha inserito all’interno del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006) il nuovo articolo 272-bis, dedicato specificamente alle emissioni odorigene. Si è trattato di un passaggio importante, perché ha formalmente riconosciuto gli odori come una categoria di emissione atmosferica rilevante, attribuendo alle Regioni la competenza per regolarne gli impatti.
In base a questa norma, le Regioni possono individuare le attività considerate a potenziale impatto odorigeno significativo, possono definire valori limite espressi in unità olfattometriche europee (ouE/m³), e hanno facoltà di introdurre criteri tecnici o procedurali da applicare nel rilascio o nel riesame delle autorizzazioni ambientali (come AUA e AIA).
Tuttavia, l’eterogeneità delle regolamentazioni regionali – e l’assenza di un riferimento tecnico nazionale – hanno continuato a creare incertezze per aziende, consulenti e amministrazioni. Per rispondere a questa frammentazione, nel giugno 2023 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha pubblicato il Decreto Direttoriale n. 309, contenente gli Indirizzi per l’applicazione dell’articolo 272-bis del D.Lgs. 152/2006 in materia di emissioni odorigene.
Il decreto ha il merito di fornire un quadro strutturato e uniforme su più livelli: definisce i criteri per valutare l’impatto odorigeno, fornisce un elenco delle attività tipicamente coinvolte (contenute nella Tabella 1, tra cui figurano impianti di trattamento rifiuti, depuratori, attività zootecniche, industrie alimentari e chimiche), chiarisce cosa si intende per “impatto significativo” e indica le metodologie di valutazione più appropriate, tra cui l’olfattometria dinamica secondo la norma UNI EN 13725 e la modellistica di dispersione.
Pur non essendo cogenti, queste linee guida rappresentano lo standard tecnico di riferimento e stanno orientando Regioni, ARPA e enti autorizzativi.
Normativa regionale
Molte Regioni – come Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Marche – hanno già recepito l’art. 272-bis adottando regolamenti o linee guida specifiche. In alcuni casi, sono già previsti valori limite per specifiche attività (es. compostaggio, depurazione, rendering). È quindi fondamentale conoscere la situazione normativa nel proprio territorio.
Come si monitorano le emissioni odorigene: metodi e tecnologie
Per valutare l’impatto odorigeno e progettare interventi efficaci, è essenziale poter misurare le emissioni in modo oggettivo. Le tecnologie oggi disponibili consentono di effettuare analisi puntuali o monitoraggi in continuo.
Olfattometria dinamica (UNI EN 13725)
È il metodo più diffuso e riconosciuto. Si basa sull’analisi di campioni d’aria da parte di un “panel” di valutatori allenati. Il risultato è espresso in unità olfattometriche europee (ouE/m³) e indica la soglia di percezione dell’odore.
Modellistica di dispersione
Tramite software specifici (come AERMOD o CALPUFF), è possibile simulare la dispersione degli odori a partire da una o più sorgenti, considerando fattori come vento, temperatura, conformazione del terreno. È utile per valutare l’impatto sul territorio e supportare studi AIA/VIA.
Sistemi di monitoraggio in continuo
Per impianti con emissioni variabili o complesse, si possono installare:
- Nasi elettronici: dispositivi che rilevano le variazioni olfattive e trasmettono dati in tempo reale
- Reti sensoriali: centraline o app collegate a cittadini/sentinelle
- Sistemi di registrazione delle segnalazioni: portali o app georeferenziate per raccogliere reclami
Il monitoraggio non serve solo a valutare l’impatto ma anche a dimostrare la conformità e l’efficacia delle misure adottate.
Tecnologie e strategie per ridurre gli odori
Una volta valutato l’impatto, l’azienda può intervenire con tecnologie di abbattimento e azioni gestionali. La scelta dipende dalla tipologia di processo, dalla natura dei composti odorigeni e dal contesto in cui si opera.
Tecnologie di abbattimento
Le tecnologie per l’abbattimento degli odori rappresentano un elemento fondamentale nella gestione delle emissioni odorigene, soprattutto quando la prevenzione alla fonte o le misure gestionali non sono sufficienti a garantire un impatto contenuto. La scelta della soluzione più adatta dipende da vari fattori: la tipologia di sostanze presenti nell’aria, la portata del flusso, la continuità delle emissioni e il contesto operativo. Vediamo di seguito le principali tecnologie utilizzate, con le loro caratteristiche e applicazioni.
Biofiltri: Questi sistemi si basano sull’azione di microrganismi che degradano i composti organici volatili (COV) responsabili degli odori. L’aria contaminata viene fatta passare attraverso un letto filtrante costituito da materiale organico (come corteccia o compost), dove avviene il processo biologico. Sono particolarmente efficaci per emissioni continue e per sostanze facilmente biodegradabili.
Scrubber chimici o a umido: Funzionano facendo passare l’aria da trattare attraverso una soluzione liquida che reagisce chimicamente con le sostanze odorose. Sono adatti a trattare composti come acidi, ammoniaca o idrogeno solforato (H₂S) e si distinguono per la loro efficienza anche in condizioni variabili.
Filtri a carboni attivi: Questi dispositivi sfruttano la capacità del carbone attivo di adsorbire le molecole odorose presenti nell’aria. Vengono impiegati in particolare per basse portate d’aria con alte concentrazioni di odori, e trovano largo impiego anche in ambienti chiusi o in impianti di piccole dimensioni.
Ossidatori termici: Si tratta di tecnologie che distruggono i composti odorigeni attraverso l’ossidazione ad alta temperatura. Sono ideali per flussi contenenti composti organici volatili difficili da trattare con metodi convenzionali. Richiedono però un’attenta valutazione energetica e costruttiva.
Ogni sistema presenta vantaggi e limiti, per questo è fondamentale affidarsi a un’analisi tecnica preliminare e a una progettazione personalizzata, tenendo conto delle caratteristiche specifiche dell’impianto e degli obiettivi da raggiungere.
Strategie gestionali
Oltre all’impiego di tecnologie di abbattimento, esistono strategie gestionali che possono contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni odorigene. Si tratta di misure organizzative e operative, spesso semplici da attuare, che puntano a limitare la formazione e la diffusione degli odori alla fonte. Queste strategie sono particolarmente utili in contesti dove le emissioni sono legate a operazioni cicliche o a movimentazioni di materiali.
Copertura delle aree di stoccaggio: soprattutto quando si trattano materiali organici, fanghi, rifiuti o scarti di lavorazione, è fondamentale limitare l’esposizione all’ambiente esterno. L’uso di coperture mobili, teli impermeabili o tettoie fisse consente di contenere la diffusione degli odori in atmosfera, riducendo l’effetto del vento e dell’irraggiamento solare, due fattori che possono accentuare la volatilizzazione delle sostanze odorose.
Programmazione delle fasi operative più critiche in orari meno sensibili: pianificare le attività potenzialmente più odorifere in momenti della giornata in cui la presenza di persone nelle vicinanze è ridotta – ad esempio durante le prime ore del mattino o in orari non lavorativi – può contribuire a limitare la percezione dell’impatto olfattivo da parte della popolazione.
Ventilazione degli ambienti di lavoro: interventi mirati sull’areazione degli spazi interni possono giocare un ruolo importante nel contenimento degli odori. L’installazione di aspiratori localizzati, sistemi di estrazione forzata o la compartimentazione delle aree più critiche consente di controllare il flusso dell’aria ed evitare che le emissioni si disperdano all’esterno in modo incontrollato.
Riduzione al minimo dei tempi di movimentazione e stoccaggio dei materiali più critici: trattare o smaltire il prima possibile i materiali potenzialmente odorigeni è una delle misure più efficaci per limitare la formazione di odori. Questo principio vale in particolare per sostanze soggette a processi di fermentazione o decomposizione, come i rifiuti organici o i fanghi da depurazione. Una gestione tempestiva riduce il tempo di esposizione e quindi anche l’intensità dell’emissione.
In molti casi, l’adozione di queste strategie può evitare l’insorgere di problemi con il territorio, oppure integrarsi con le soluzioni impiantistiche per ottenere risultati più duraturi ed efficaci.
Monaco Consulenze supporta aziende, impianti e gestori pubblici in tutte le fasi della gestione delle emissioni odorigene.
Grazie all’esperienza maturata in ambito industriale e ambientale, offriamo:
- Studi di impatto odorigeno per AIA, AUA, VIA
- Monitoraggio dell’impatto odorigeno nell’ambiente
- Redazione di documentazione conforme alla normativa nazionale e regionale
- Supporto nella gestione delle segnalazioni e nella comunicazione con ARPA e Comuni
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